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Martedì 21 Maggio 2019
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Omelia dell’Ordinario ai funerali del Luogotenente Gioacchino Verde   versione testuale

 La Spezia, 25 gennaio 2019

 

Carissimi, ci ritroviamo per vivere insieme un momento di profonda sofferenza, una tragedia che si è consumata in seguito a un incidente occorso a un uomo della nostra famiglia della Marina Militare in servizio: la morte del luogotenente Gioacchino Verde, un dolore che sentiamo nostro, un dolore di famiglia!

Anzitutto della famiglia di Gioacchino; la mamma, la moglie, i figli, i nipotini…. sono qui per abbracciarvi con grande affetto, condividendo la vostra sofferenza, e per farvi sentire l’abbraccio della nostra Chiesa dell’Ordinariato Militare, della Chiesa di La Spezia con il suo Vescovo Mons. Palletti; della città di La Spezia con le autorità civili; della famiglia delle forze armate italiane con il Capo di Stato Maggiore della Difesa Gen. Vecciarelli; della famiglia della Marina Militare, con il suo capo di Stato Maggiore l’Ammiraglia Girardelli.

 

Il Vangelo che abbiamo ascoltato (Gv 11) narra la storia di una famiglia distrutta dal dolore. Un fratello e due sorelle, dei quali Gesù era amico di famiglia.

Lazzaro, il fratello, è morto e Gesù, che prima aveva guarito tanti malati, questa volta sembra essere arrivato troppo tardi; tanto che la sorella Marta lo dice piangendo: «Signore, se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto!».

Ovviamente, le parole di Marta e Maria non sono un rimprovero, piuttosto esprimono la certezza di fede che Gesù, come Marta professa, è «la Risurrezione e la Vita». Eppure, noi oggi leggiamo in questa storia la storia di una famiglia come la vostra, la nostra: una famiglia nel pianto. Una famiglia che ama Gesù, crede che Egli vince la morte e dona la vita; ma, forse, si sente un po’ abbandonata da Lui.

Nel dolore, soprattutto nel lutto, ci sentiamo profondamente soli, abbandonati; e ci può venire il pensiero terribile che anche Gioacchino si sia sentito abbandonato. «Se Tu fossi stato qui, Signore, se Tu avessi fatto qualcosa - ci verrebbe di dire -, questa grave tragedia poteva non succedere».

La scena di oggi è piena lacrime, come quelle che Gesù trova arrivando a casa di Marta e Maria. E dinanzi a quella scena, come alla scena di oggi, anche Gesù piange! Sì, Gesù piange!

 

Cari amici, quando siamo distrutti dal dolore le parole non bastano, forse non servono. Ma le lacrime di Gesù ci raggiungono, ci parlano, si mescolano con le nostre. E sono queste lacrime ad assicurarci che Egli è qui: le Sue sono lacrime di un Amico che è venuto a starci vicino, come a Lazzaro, a Marta e Maria.

Loro lo amavano e Lui li amava. Noi Lo amiamo e anch’Egli ci ama. Ed è questa la ragione per cui Gesù è qui; è questa la ragione per cui piange: l’amore!

Il Vangelo lo specifica: «Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro» (Gv 11,5); e Agostino commenta: «tutti erano tristi»; tuttavia, «tutti erano amati» e «chi li amava era il salvatore degli infermi, colui che risuscita i morti, il consolatore degli afflitti»[1].

Anche noi siamo tristi; ma siamo amati! E chi ci ama è Colui che consola gli afflitti. Noi siamo amati e possiamo trovare consolazione nel credere che la vita di Gioacchino non sia finita ma continui nell’eternità, perché chi lo ama è Colui che risuscita i morti.

Gesù è qui! Segno della Sua presenza sono le Sue lacrime e le lacrime delle tante persone che hanno voluto bene al luogotenente Verde, che lo stimavano, lo ritenevano un amico e un collega straordinario.

Un carattere solare il suo, capace di portare fraternità, solidarietà, gioia. E un impegno di lavoratore serio, esperto, appassionato dell’“arte? del mare, sul quale ha vissuto: arruolato giovanissimo, dei suoi 36 anni di carriera, più di 32 li ha trascorsi imbarcato!

Questo grande esempio di vita, come tanti altri valorosi, onora e responsabilizza la Marina Militare Italiana, che oggi lo piange.

Sì, cari familiari e amici di Gioacchino, Gesù è anche nelle lacrime delle autorità militari, degli uomini delle Istituzioni. Gesù è nelle lacrime di tutti e tutte queste persone vi resteranno vicine!

Vi resterà vicina la famiglia della Marina Militare; vi resterà vicina la famiglia della Chiesa Ordinariato Militare, in particolare attraverso i cappellani.

Vi resteremo vicini, per piangere con voi ma anche, speriamo, per vedere il sorriso rinascere sui vostri volti, quando sperimenterete come la sua vicinanza di padre, marito, fratello, amico… continui pure dopo la morte. Gioacchino continuerà a preoccuparsi di tutti, a pensare a tutti; continuerà a rimanere nella memoria di tutti, con il suo luminoso esempio di dedizione alla famiglia, al lavoro, ai rapporti umani.

Certo, ora il sorriso sembra lontano; nel Vangelo, Gesù rotola via il masso che chiude il sepolcro di Lazzaro ma per noi, purtroppo, questa tomba rimane chiusa. Eppure c’è un masso, un peso che può essere rimosso dal nostro cuore; ed è lo stesso Gioacchino ad aiutarci a farlo, offrendoci il senso della sua morte.

Il suo senso del dovere e il suo sacrificio ci insegnano come morire e come vivere. Perché vivere, in fondo, è essere disposti a dare la vita, fino anche a morire: come lui, questo i nostri militari fanno e per questo – lo affermo con convinzione e commozione – non bisogna smettere di dir loro grazie!

Vogliamo farlo oggi, consapevoli che un tale dono di vita, fatto da Gioacchino e da tanti suoi colleghi, si consuma ogni giorno nella disponibilità a proteggere, difendere, accogliere e salvare la vita altrui. 

In un suo discorso, Papa Francesco riportava un’omelia di monsignor Romero - vescovo ucciso a San Salvador e da poco proclamato Santo - per il funerale di un prete assassinato dagli squadroni della morte: «Tutti dobbiamo essere disposti a morire per la nostra fede. Dare la vita non significa solo essere uccisi; dare la vita, avere spirito di martirio, è dare nel dovere, nel silenzio, nella preghiera, nel compimento onesto del dovere; in quel silenzio della vita quotidiana; dare la vita a poco a poco? Sì, come la dà una madre, senza timore, con la semplicità del martirio materno». E il Papa commentava: «essere madre non significa solo mettere al mondo un figlio, ma è anche una scelta di vita. Cosa sceglie una madre, qual è la scelta di vita di una madre? La scelta di vita di una madre è la scelta di dare la vita»[2].

 

Carissimi fratelli e sorelle, nonostante la grande tragedia, potremmo dire che c’è una scelta dietro la morte del luogotenente Gioacchino Verde, come dietro la morte in servizio di tanti uomini e donne delle Forze Armate e Forze dell’Ordine: non certo la scelta di morire, di voler morire, ma la scelta di voler dare la vita, disposti persino a morire per questo.

Nel Vangelo che abbiamo ascoltato, si dice che, dopo che Gesù ebbe risuscitato Lazzaro, i farisei «decisero di ucciderlo» (Gv 11,53). Sì. Gesù muore per aver dato la vita a Lazzaro, muore in conseguenza del suo essere disposto ad amare fino a dare la vita!

È questo dono di se stessi che rotola via il masso dal sepolcro della morte, che porta la vita al mondo, come ha fatto Cristo con la Sua Croce e Risurrezione.

Caro Gioacchino, nella tua morte in servizio e nella tua vita di servizio svolto con competenza, passione, amore - per la Marina Militare e per tutto il nostro Paese - questo hai fatto anche tu!

Grazie, grazie dal profondo del cuore. Dio ti accolga fra le Sue braccia e doni pace e consolazione al cuore dei tuoi cari e di tutti noi.

E così sia!

X Santo Marcianò



[1] S. Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni, Omelia 49

[2] Cfr. Francesco, Udienza Generale, 7 gennaio 2015

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