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Mercoledì 31 Ottobre 2018
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Sinodo/7   versione testuale
La «gioia» è il frutto più prezioso dell’evento

È difficile scegliere una sola parola per raccontare l’esperienza del Sinodo, così ricca e variegata: potrei parlare di conversione, personale e della stessa assemblea, di metodo, di ascolto, di vicinanza, di condivisione, di ansie e di fatiche. Ma se proprio devo selezionarne una scelgo la gioia! La gioia era il clima che si respirava in aula, nei gruppi, nelle pause. La gioia era ritmata dalle voci e dalle esperienze dei giovani, che con la loro serenità e la loro franchezza hanno saputo spalancare le orecchie e i cuori dei vescovi.
 
La gioia era sulle labbra e negli occhi di tanti vescovi e cardinali che hanno saputo ascoltare, parlare e interagire con passione e a volte con audacia, facendosi voce di chi non ha voce. Una «testimonianza gioiosa dell’amore gratuito di Dio» è stata definita la vita consacrata nel documento finale, e ho potuto scorgere questa testimonianza gioiosa nelle religiose e nei religiosi presenti al Sinodo, e insieme alla gioia anche la comunione che abbiamo sperimentato tra di noi. Per me è stata una gioia anche incontrare il team della comunicazione: persone serene, che con professionalità, competenza e passione, hanno saputo comunicare giorno per giorno il
vissuto del Sinodo. Lo hanno fatto con spirito di servizio e senza mai perdere la calma, anche quando alcuni giornalisti incalzavano con domande poco opportune e a volte poco pertinenti, cercando i sensazionalismi, più che di conoscere l’esperienza del Sinodo.
 
La gioia è stato il frutto anche di tanti incontri personali: nessuna conversazione è stata mai banale. Ho incontrato persone che amano la Chiesa, che vanno avanti con tenacia e speranza in terre dove i cristiani sono una minoranza, che amano i giovani e danno la vita per loro quotidianamente. Segno di gioia che scaturisce dal Vangelo è stata la presenza di papa Francesco, come fratello in mezzo a noi, che per primo ascoltava con empatia i giovani, e li ha incoraggiati a farsi sentire. Ha chiesto a tutti di esprimere liberamente il proprio pensiero, dopo aver fatto spazio per quello degli altri. Espressioni di gioia sono stati i saluti alla fine della celebrazione eucaristica di domenica: tra canti, abbracci e qualche lacrima, abbiamo compreso che questo Sinodo ci aveva reso una grande comunità. E che ora sta a ciascuno di noi essere testimone gioioso dell’amore che Dio ha per i giovani.
(Alessandra Smerilli)
 
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