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Mercoledì 31 Ottobre 2018
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Deportazione degli ebrei di Roma: commemorazione e lapide al CASD   versione testuale






In ricordo del 75° anniversario della deportazione degli ebrei romani, centinaia di persone, lunedì 15 ottobre, hanno partecipato ad una commemorazione presso il CASD (Centro Alti Studi per la Difesa), luogo nel quale più di mille ebrei vennero rinchiusi subito dopo la razzia.

La manifestazione ha avuto inizio in Piazza San Pietro, davanti all’obelisco, con un saluto dell’Associazione "Ricordiamo Insieme", fondata dalle sorella Grazia, Sara e Rivka Spizzichino, pronipoti di Settimia Spizzichino, l’unica donna tra i 16 sopravvissuti alla deportazione, insieme ai coniugi cattolici tedeschi Tobias e Friederike Wallbrecher. I fondatori dell’associazione hanno dato inizio all’evento recitando una preghiera scritta dal vescovo di Aquisgrana Klaus Hemmerle, che esprime una profonda richiesta di perdono e la volontà di custodire la Memoria dell’accaduto.
Padre Etienne Vetö, direttore del Centro Cardinale Bea per gli studi giudaici, nel suo saluto ha ricordato l’importanza del "camminare insieme" di cristiani ed ebrei, un grande segno di fiducia e soprattutto di speranza per le generazioni future.

A seguire c’è stata la testimonianza di Leo Limentani, figlio di un sopravvissuto ad Auschwitz, il quale ha raccontato le terribili vicende subite dal padre. Sono stati eseguiti inoltre canti commoventi, finalizzati ad alimentare la riflessione di tutti i presenti: "Ani Maamin", eseguito da Marco di Porto, e il Salmo 112 eseguito dalla cantante tedesca Friedamaria Wallbrecher.
Mille passi separano l’ex Collegio da Piazza San Pietro, una dolorosa vicinanza che è stata espressa attraverso una marcia silenziosa aperta da alcuni giovani studenti che reggevano una candela arrivata proprio da Auschwitz.

Durante l’ingresso della gente all’interno del cortile d’onore del CASD sono stati scanditi in ordine alfabetico tutti i nomi delle persone deportate quel fatidico sabato di 75 anni fa. Durante le testimonianze e i discorsi che si sono poi susseguiti, al centro del cortile è stato esposto uno schermo con una videoinstallazione artistica rappresentante i nomi dei deportati scritti con del carbone, cancellati e fatti poi ricomparire dalla mano dell’artista, simbolo della fiducia nella Memoria collettiva. Quest’opera, realizzata dalle sorelle Spizzichino, rende manifesta la necessità di notare come i nomi dei deportati, e le stesse persone, siano stati cancellati dalla mano inarrestabile del regime, ma non dimenticati da tutti coloro che ancora oggi si dedicano a "ricordare insieme".

Noemi di Segni, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche italiane, ha introdotto il tema dell’indifferenza totale nella quale avvenne la razzia del 16 ottobre 1943. Secondo lei è fondamentale "impegnarsi per far conoscere ai giovani la verità… ridando voce ai mille che da qui sono passati, restituendo loro nome e cognome". Anche Piero Terracina, 90 anni, sopravvissuto al campo di sterminio, che fu però catturato in una successiva circostanza, ha posto l’accento su questa indifferenza "delle persone e delle istituzioni", rispetto alle quali avrebbe voluto "giustizia, non vendetta". La domanda che sempre tende a ribadire, ormai da 75 anni, è: perché? Perché tutto questo è capitato a lui? Perché ancora oggi non è stata fatta giustizia? Perché dopo 75 anni non vi è ancora una spiegazione esaustiva dell’accaduto? Tra i presenti vi era anche il nuovo ambasciatore tedesco in Italia, Viktor Elbling, il quale ha consegnato un bouquet di fiori a Piero Terracina, simbolo di grande umiltà e rispetto nei confronti di tutte le vittime.

Un’altra testimonianza commovente è quella di Nando Tagliacozzo.

Anche lui perse tutta la sua famiglia a causa dei Nazi-fascisti. Le sue parole si sono levate a difesa della Memoria e della Consapevolezza: "Nessuna voce si levò in loro difesa…"
Anche il discorso di Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma, cosi come anche quello dell’Ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Oren David, si è basato sui temi dell’indifferenza e della complicità di gran parte delle persone presenti all’epoca della deportazione: cittadini romani e cittadini Italiani in generale, categoria della quale anche gli ebrei deportati facevano e fanno tutt’ora parte.

Il Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha parlato dell’importanza della Memoria finalizzata ad "impedire che si ripiombi nella barbarie di 75 anni fa". "Il 16 ottobre" - ha continuato - "è finito un mondo. Dopo ne è nato uno diverso, segnato da 70 anni di pace. Oggi l’orizzonte appare forse differente e per questo mai come oggi serve un forte impegno contro la barbarie".

La targa commemorativa è stata svelata dal Generale Massimiliano Del Casale, presidente del Centro, per il quale essa rappresenta la vicinanza delle Forze Armate alle vittime di quegli eventi con l’auspicio che possa "dare concretezza alla testimonianza e offrire una riflessione profonda". Il Generale ha svelato la lapide insieme al Pastore Luterano Michael Jonas e all’Ordinario Militare per l’Italia Santo Marcianò, che nel suo intervento ha chiesto perdono citando le parole di Papa Francesco "Signore abbi pietà del tuo popolo, Signore perdona per tanta crudeltà" perché in quel cortile "è stata violata la causa dell’uomo".

L’intera cerimonia è stata accompagnata dai canti eseguiti dal Coro Ebraico "Ha Kol" che ha contribuito a creare un’atmosfera di raccoglimento. La Memoria dei terribili anni dell’occupazione Nazista non dovranno mai essere dimenticati, dovranno essere un insegnamento di generazione in generazione, in modo da contribuire al mantenimento della Pace nel nostro mondo.

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