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Martedì 1 Agosto 2017
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Omelia dell'Ordinario nella celebrazione per il 90° Raduno Annuale degli Alpini   versione testuale

(15-05-2017) Pubblichiamo il testo integrale pronunciato sabato nella chiesa di San Nicolò a Treviso
 
(Liturgia Domenica 14 maggio 2017 - At 6,1-7; Sal3 2; 1Pt 2,4-9; Gv 14,1-12)

 

Carissimi fratelli e sorelle, cari alpini, è sempre motivo di gioia e gratitudine ritrovarci in occasione del vostro Raduno Annuale: un appuntamento che tutti amate e io stesso ho imparato ad amare e attendere. È un’occasione di ritrovo e di memoria, un tempo per prendere contatto con le proprie radici e costruire le fondamenta di quel futuro che si deve radicare sempre sul patrimonio del passato, pur senza perdersi in nostalgie vane. Sì, il passato non è tempo da rimpiangere ma un’eredità di lavoro e gratitudine, destinata ancora a portare frutto.

Nel vostro Raduno non manca mai - ed è bello che sia così – la Celebrazione Eucaristica. Nella gioia, nel frastuono, nella festa, questo è il momento di maggiore intimità e, allo stesso tempo, di più profonda unità. Ciascuno di noi, ora, è solo dinanzi a Dio: parliamo a Lui da cuore a cuore, ascoltiamo la Sua Parola, ci nutriamo del Suo Corpo. Nessuno, però, è isolato in questo momento: siamo una comunità, siamo Chiesa; siamo un «corpo» che ha molte membra, tutte diverse ma tutte unite dalla medesima fede e dallo stesso amore.

E non è questa stessa esperienza che, sia pure in condizioni diverse, voi alpini fate nel servizio ordinario? Quante volte vi capita di ritrovarvi soli, magari in situazioni di pericolo, avvertendo il peso, e il dono, della grande responsabilità a voi affidata! Lo dice in modo eloquente la quotidianità ma anche la gloriosa storia del Corpo degli Alpini Italiani.

Perché voi siete un corpo. E questo, come dicevo, è un punto di grande forza. È ciò che non vi fa sentire soli nelle difficoltà o nei pericoli; che vi fa lottare per tutti e a nome di tutti: dei vostri amici e fratelli, di tutti gli alpini che hanno contribuito, negli anni, a difendere e proteggere la nostra Italia. Si tratta di un ideale grande che continua a vivere e a motivare l’opera dell’Associazione Nazionale Alpini.

Siete parte di una realtà più grande di voi, di una storia più grande di voi. Quella realtà e storia che oggi, con fiducia, vogliamo rileggere alla luce della Parola di Dio. Il Vangelo che abbiamo ascoltato (Gv 14,1-12) volge il nostro sguardo, potremmo dire, verso l’Alto: verso Gesù. E voi siete abituati a farlo!

 

«Io sono la via», Egli dice. E voi sapete contemplare le cime, scalare montagne, percorrere sentieri tortuosi o panoramici… ma il Signore vuole darvi di più.

Penso, ad esempio, ai sentieri di pace verso i quali il vostro servizio si rivolge, con passione, competenza, amore e attenzione per la persona umana.

Nei cammini umani, troppo spesso si tende a seguire itinerari che portano alla realizzazione personale: al potere, al successo, al denaro, alla fama…  Troppo spesso traguardi ambiziosi vengono raggiunti in fretta e senza scrupoli, eliminando tutte le cose o le persone che possono creare ostacoli.

«Io sono la via» dice Gesù. E su questa via tutti devono trovare posto: non ci sono esclusi o scartati, non ci sono stranieri o discriminati.

Su questa via il povero ha lo stesso posto del ricco e il passo che segna il ritmo è quello degli ultimi.

Su questa via – voi lo sapete bene – si può camminare solo insieme, in cordata, per affrontare pericoli e paure, debolezze e fatiche, perché il sentiero che porta alla cima non è senza asperità e la difficoltà è spesso conferma che siamo sulla strada giusta per la vetta.

Su questa via si cerca di salvarsi ma di salvarsi insieme! Per questo, come Gesù, voi stessi vi fate "via" per gli altri, diventando sostegno e protezione.

Gesù, però, non è solo strada da percorrere o itinerario da seguire: Egli è la «verità».

Quanto è impopolare questa parola ai nostri giorni: «verità»! Tutto sembra diventato ormai così relativo e "liquido" da credere che la verità non esista, da supporre che non valga la pena cercarla o difenderla, da abdicare completamente a educare ad essa.

Per voi non è così. Sono ancora intatte, tra gli alpini, lealtà e sincerità, educazione e obbedienza... Quell’obbedienza che, se ci pensiamo bene, non si limita a eseguire ordini impersonali ma si interroga profondamente sul significato del bene e del male, sui valori che ci sono stati tramandati. Quell’obbedienza che vi porta a riconoscere – non può non farlo – come il patrimonio etico che avete ricevuto vada in realtà custodito e trasmesso, perché anche l’opera degli alpini non diventi semplicemente un apparato di circostanza, una formalità senza contenuti o un impiego impersonale ma un servizio alla verità.

Oggi, con gratitudine e gioia, ricordiamo il Centenario delle Apparizioni della Vergine a Fatima, un segno di luce nella storia di morte del XX secolo: la storia può cambiare, persino la guerra si può trasformare in pace con la forza della preghiera, con la forza del bene. Questo è il messaggio di Fatima, questo è il Messaggio del Vangelo!

Ed è così anche per quanto voi operate: il bene, la pace, la bellezza, la patria, la dignità umana... tutto questo non è teoria, moralismo, formalità; tutto questo è un vero e proprio tesoro che cambia la storia, che cambia la vita, vostra e di coloro che incontrate. 

Ma anche la parola «vita» ha un significato più pieno di quanto immaginiamo.

«Io sono la vita», dice Gesù. E lo ripete oggi, mentre il valore della vita umana viene sempre più mortificato e misconosciuto, nelle scelte personali, nelle scoperte scientifiche e tecnologiche, nelle decisioni politiche, economiche, legislative.

Un tempo, il nostro, che rende necessario il vostro apporto di difesa, protezione, promozione della persona umana e della sua intangibile dignità. Non abdicate mai, ve ne prego, a questo compito, perché chi tocca la vita di un povero o di un debole, di un bimbo prima o dopo la nascita, di un disabile o di un malato terminale, di un migrante o di un profugo, di una donna, di un carcerato, di un nemico – e l’elenco potrebbe continuare… – tocca Dio!

Sì, quanto valga una vita, ogni vita, in ogni sua fase, ce lo dice Gesù, che ha voluto vivere da uomo, come noi. Ma quanto valga ogni vita, in ogni singola fase, ce lo dite anche voi, cari alpini.

Se ieri le vite da salvare erano i soldati nella guerra, oggi la vostra missione si amplia e si trasforma in supporto straordinario per tutta la sicurezza del Paese.

Una vita da servire, quella dell’uomo. Un servizio che unisce i militari in servizio e tutti i membri dell’Associazione. Ed è in questo servizio che si inserisce il vostro straordinario rapporto con la natura, con la Terra che è davvero, come diceva San Francesco, «madre» o, come ripete Papa Francesco, «casa comune». Quella terra che può diventare prigione, nella terribili tragedie delle calamità naturali, spesso facilitate dall’uomo e dalla sua manipolazione del creato.

Come non pensare, qui, al supporto instancabile e commovente che voi, alpini, avete saputo assicurare nelle tragedie e calamità naturali, anche negli ultimi terremoti che hanno colpito l’Italia? Come non pensare alla vostra prontezza, al coraggio, alla forza nel rimanere accanto a chi ha bisogno, al senso di sacrificio fino al dono della vita? 

 

Carissimi alpini, ecco, tutto questo vale la «vita» dell’uomo!

Tutto questo vale la vostra obbedienza a una «verità» scritta nella vostra appartenenza a questo "Corpo" e che incarna le convinzioni profonde del vostro cuore.

Tutto questo traccia la «via» che voi seguite, il dono di voi stessi: come vi hanno insegnato coloro che vi hanno preceduto; come vi ha insegnato Gesù.

Continuate a percorrerla: è la via giusta, che conferma la necessità del vostro servizio all’uomo.

Su questa via, Gesù ce lo dice, incontrerete sempre qualche fratello da soccorrere, qualche uomo, donna o bimbo da salvare, qualche povero che ha bisogno di voi: anche fosse una sola persona, in un solo momento, darà senso al vostro impegno e contribuirà, oggi come ieri, a scrivere la storia degli alpini, la storia dell’Italia e dell’umanità, rendendo migliore il nostro mondo.

Grazie perché lo fate, grazie per come lo fate.

Il Signore vi benedica. E così sia!

X Santo Marcianò

Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia

 
 
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