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Martedì 30 Maggio 2017
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La Pace   versione testuale
il Servizio Militare alla Pace
  1. Il Concilio Vaticano II ricorda che "gli uomini, in quanto peccatori, sono e saranno sempre sotto la minaccia della guerra, fino alla venuta di Cristo"20. Per questo "la guerra non è purtroppo estirpata dalla condizione umana. Finché esisterà il pericolo della guerra e non ci sarà un'autorità internazionale competente, munita di forze efficaci, una volta esaurite tutte le possibilità di pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto ad una legittima difesa"21. Occorre sempre ricordare, però, che "altra cosa è servirsi delle armi per difendere i giusti diritti dei popoli, altra cosa è voler imporre il proprio dominio su altre nazioni. Né la potenza bellica rende legittimo ogni suo uso militare o politico"22.
  2. La tradizionale dottrina della "guerra giusta"23 non è una dottrina che "benedice" la guerra: è una dottrina che impone condizioni rigidissime per giustificare ogni ricorso all'uso delle armi. Come ricorda il Catechismo, "occorre contemporaneamente: che il danno causato dall'aggressione alla nazione o alla comunità, sia durevole, grave e certo; che tutti gli altri mezzi per porvi fine siano risultati impraticabili o inefficaci; che ci siano fondate condizioni di successo; che il ricorso alle armi non provochi mali o disordini ancora più gravi del male da eliminare... Nella valutazione di quest'ultima condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione"24.
  3. A tale proposito, in un suo altro documento la Chiesa ricorda che: "Quando non vi è più nessuna proporzione tra il danno causato e i valori che si tenta di salvaguardare, è meglio subire l'ingiustizia piuttosto che difendersi con tali mezzi"25.
  4. Lo Stato ha il dovere di difendere i cittadini dall'aggressione. Coloro che legittimamente portano la responsabilità del bene comune devono valutare rigorosamente le condizioni di legittimità morale per giustificare il ricorso all'uso della forza militare.
  5. Sull'esempio di Cristo, la Chiesa Ordinariato Militare ama profondamente la propria Patria ed insegna ad amarla "con grandezza d'animo e lealtà, senza ristrettezze di spirito, cioè in modo da prendere contemporaneamente in considerazione e volere il bene di tutta la famiglia umana che è unita con ogni sorta di legami tra razze, popoli e nazioni"26. Riconosce altresì in caso di necessità "ai pubblici poteri il diritto e il dovere di imporre ai cittadini gli obblighi necessari alla difesa nazionale"27.
  6. Pieno rispetto riserva "a coloro che per vari motivi di coscienza ricusano l'uso delle armi, mentre accettano qualche altra forma di servizio alla comunità"28; come pure a coloro che "rinunciando alla violenza nella rivendicazione dei loro diritti, ricorrono a quei mezzi di difesa che sono, del resto, alla portata anche dei più deboli, purché ciò si possa fare senza pregiudizio dei diritti e dei doveri degli altri e della comunità"29.
  7. La nostra Chiesa considera tutti coloro che si sono messi al servizio della comunità scegliendo di attendere stabilmente alla professione militare nei vari Corpi e Armi dell'Esercito, quali "ministri della sicurezza e della libertà dei popoli che, se rettamente compiono il proprio dovere, concorrono veramente alla stabilità della pace"30.
  8. I militari sono perciò invitati a considerare il loro compito un autentico "servitium", cioè una mansione orientata al bene dei fratelli, alla difesa della loro vita e dei loro diritti. Per i militari cristiani tale servizio ha origine innanzitutto dalla comune vocazione battesimale, per cui sono chiamati a svolgerlo con particolare disinteresse, serietà e professionalità, determinate da questa ulteriore dimensione teologale.
  9. Il loro compito è ancora un "ministerium" che la comunità civile, la comunità ecclesiale e Dio stesso affidano loro, affinché possano svolgere adeguatamente il servizio della difesa, della giustizia e del mantenimento della pace come impegno e responsabilità.
  10. È infine, un "munus", un dono associato a particolari grazie di Dio che rende ogni battezzato responsabile dei propri fratelli secondo le sue specifiche capacità, attitudini e mansioni nella vita, nella famiglia e nella società.
  11. Nella società odierna le nostre Forze Armate sono spesso chiamate a portare il loro contributo per la difesa della pace attraverso la partecipazione a missioni internazionali. Queste missioni costituiscono un importante apporto alla costruzione di un'autentica "Comunità di nazioni" che la Chiesa, "cattolica" per sua intima natura, non può che auspicare e favorire con ogni mezzo a sua disposizione.
  12. Il contributo che le missioni militari di pace forniscono alla costruzione di questa Comunità sovranazionale si esplica attraverso: la prevenzione di guerre o di conflitti interetnici; la protezione delle popolazioni in particolari momenti di grave tensione e violenza; il mantenimento di una tregua o di una fragile pace; l'accesso per tutti ai beni di prima necessità; la riconciliazione tra popolazioni a lungo contrapposte.

l'Educazione della Persona alla Giustizia e alla Pace
  1. La Chiesa Ordinariato Militare è consapevole della sua specifica responsabilità nella formazione morale del militare, oggi più che mai chiamato ad essere efficace difensore della giustizia ed autentico costruttore della pace. Intende perciò svolgere questa sua missione nei limiti delle sue specifiche prerogative e con i tradizionali mezzi a sua disposizione.
  2. Tale compito educativo è rivolto anche a tutti coloro che nell'ambiente militare sono sensibili ai valori del più autentico umanesimo, nel pieno rispetto delle convinzioni religiose o ideali.

la Via Militare alle Beatitudini
 
  1. In questo progetto di educazione alla pace, la Chiesa Ordinariato Militare si rivolge personalmente a ciascun militare per formare in ognuno un cuore nuovo e introdurli alla "logica di Dio", infinitamente più sapiente ed efficace della "logica del mondo".
  2. Consapevole che Dio ha affidato la costruzione di un mondo nuovo ai poveri di spirito, ai miti, ai misericordiosi, ai puri di cuore, agli assetati di giustizia, il militare cristiano che porta le armi e sa di poter essere costretto ad usarle, sappia che la sua vita è inserita nello spirito delle beatitudini che gli conferisce il ruolo di "operatore di pace".
  3. Poter realizzare tutto questo nel quotidiano è difficile per tutti. Ancor più per chi, come i militari e le Forze di Polizia, è costretto a confrontarsi con chi sistematicamente usa la violenza, anche nei suoi modi più barbari, per sopraffare il diritto e la giustizia.
  4. D'altra parte, l'insegnamento della Chiesa è sempre coerente ed intransigente nell'affermare "la perenne validità della legge morale durante i conflitti armati"31: "Né per il fatto che è disgraziatamente scoppiata una guerra, diventa per questo lecita ogni cosa tra le parti in conflitto"32.
  5. In particolare, coloro che rivestono i gradi più alti di responsabilità, devono sempre ricordare che "le azioni manifestamente contrarie al diritto delle genti e ai suoi principi, non diversamente dalle disposizioni che le impongono, sono dei crimini. Non basta un'obbedienza cieca a scusare coloro che vi si sottomettono. Così lo sterminio di un popolo, di una nazione o di una minoranza, dev'essere condannato come peccato mortale. Si è moralmente in obbligo di fare resistenza agli ordini che comandano un genocidio"33.
  6. Data la delicatezza del compito cui è chiamato, non ci si attende da lui il semplice desiderio e rispetto della giustizia che deve caratterizzare la vita morale di ogni uomo; dal militare si esige di essere un vero e proprio "affamato e assetato di giustizia"34 secondo lo spirito più autentico delle beatitudini. Gli si chiede cioè di essere una persona che ha fatto del desiderio di rispettare, affermare e difendere la giustizia, un valore assoluto cui dedicare tutta la vita anche a costo dell'estremo sacrificio: solo grazie a questo desiderio di giustizia trasfigurato dalla carità, il militare diviene autentico costruttore di pace.
     
la Via Militare alla Santità
  1. La vita militare, disponibile fino all'eroismo, anche dal punto di vista umano diviene più che una semplice professione: è un'autentica missione. Quando cristianamente vissuta, diviene autentica via alla santità, a quella santità che ci identifica con il Cristo che dà la vita per i suoi amici.
  2. Specifico della "via militare" all'unica santità cristiana, è la carità che spinge il militare cristiano a fare della propria persona un servitore a tempo pieno di quella giustizia che si desidera promuovere e difendere con ogni mezzo lecito, anche a costo del sacrificio della vita.
  3. Perciò, se tipica virtù militare è il coraggio, quella specifica alla quale il militare cristiano dev'essere educato per poter divenire autentico ed efficace costruttore di pace, è la fortezza: essa è quella virtù che rende capace l'uomo di non desistere dal conseguimento del bene, anche quando divenisse talmente arduo da mettere in pericolo la propria incolumità35.
  4. La fortezza è virtù cardinale inscindibile dalla giustizia e dalla prudenza: sarebbe impossibile agire in modo corretto senza una definizione chiara dei valori di giustizia cui orientare le proprie scelte e senza la capacità di giudicare quali decisioni morali adottare in ogni situazione particolare.
  5. Educare i militari a divenire autentici servitori della giustizia e costruttori di pace, implica sviluppare in essi una completa formazione morale, in particolare alle due virtù fondamentali o "cardinali" della giustizia e della fortezza.


Giustizia e Fortezza:
Virtù del Militare
Costruttore di pace

Educazione Morale
come Educazione alle Virtù
  1. Le virtù sono quei comportamenti stabilmente acquisiti, conseguenti a lungo addestramento, che rendono l'uomo capace di superare il divario morale fra desiderio e realtà, fra i valori di cui si è convinti e le scelte che concretamente si è capaci di compiere nella vita.
  2. Nondimeno - e qui si inserisce il ruolo insostituibile della fede e della Chiesa nell'educazione morale della persona - la grazia di Dio può aiutare fortemente la volontà del singolo nell'acquisizione delle virtù stesse, perché - quando si desidera, si ama fortemente qualcosa - si moltiplicano le energie fisiche e morali per conseguire quanto desiderato: ecco perché l'amore di Dio, la sua grazia, fa, crea, costruisce i santi.
  3. Senza l'acquisizione delle virtù la vita morale si trasformerebbe in astratto moralismo e l'insegnamento morale si limiterebbe a quella inutile enunciazione di principi in cui tutti si trovano concordi senza per questo sentirsi obbligati a cambiare né i propri comportamenti né la realtà che li circonda.
  4. La retta moralità consiste solo in minima parte in ciò di cui si è intellettualmente convinti: consiste essenzialmente nel bene che ci si è resi capaci di compiere e che, effettivamente, si compie. L'autentica educazione morale allora non è che in minima parte enunciazione di giusti valori: essa è soprattutto addestramento alle virtù, per consentire all'individuo di realizzare quei valori in comportamenti concreti.

Molteplici contenuti della Giustizia
  1. La virtù della giustizia "rende stabilmente capace la volontà di dare a ciascuno ciò che propriamente gli appartiene"36. Perché si possegga la giustizia, è necessario che l'uomo abbia costantemente, e dunque "virtuosamente", la volontà di dare a ciascuno ciò che di diritto gli appartiene.
  2. Alla giustizia si oppongono tutta una serie di disordini morali dai quali dipende la maggior parte delle tensioni fra gli uomini: l'omicidio, il furto, l'ingiuria, la calunnia, le frodi economiche, legali e fiscali, la sopraffazione, la privazione illegale delle libertà, il ricatto, le invasioni, la schiavitù, i genocidi. Sono tutti disordini fra loro molto diversi, eppure tutti riconducibili alla violazione della giustizia.
  3. Un'autentica formazione alla giustizia verso coloro che ne sono "servitori a vita" come i militari, deve innanzitutto combattere questi vizi, queste violazioni gravi della giustizia in ogni loro odiosa manifestazione, sia all'interno dell'ambiente militare, che verso le popolazioni servite dai militari stessi.
  4. L'educazione alla giustizia non può non considerare le tre dimensioni fondamentali della giustizia: sostanziale, amministrativa e legale.
  5. Dimensione sostanziale o "giustizia commutativa": il principio fondamentale che deve regolare la condotta del militare verso il prossimo deve essere quello di "dare a ciascuno ciò che gli spetta". Questo principio, quando elevato alla perfezione cristiana, ha come unica motivazione l'amore verso Dio e il prossimo: un amore che deve essere totalmente gratuito.
  6. L'amore legato alla giustizia invece, si distingue da questo in quanto dà, solo quanto strettamente dovuto. Il militare perciò, non sarà mai un operatore di carità come un qualsiasi volontario di un'associazione umanitaria. È bene non dimenticare mai questo, soprattutto durante le missioni di pace.
  7. Dimensione amministrativa o "giustizia distributiva": nell'assegnazione di incarichi, obblighi, ricompense e punizioni è essenziale osservare la stretta giustizia, senza cedere a preferenze personali, pressioni o raccomandazioni. I criteri devono essere esclusivamente quelli della funzionalità, delle capacità e del merito.
  8. Essenziale per educare ed educarsi a questa dimensione della giustizia, soprattutto per chi è investito dei vari gradi del comando, è l'esame onesto e sincero sui veri motivi che stanno conducendo o hanno condotto ad operare determinate scelte.
  9. Dimensione sociale o "giustizia legale": questa dimensione è fondamentale per il militare, incaricato dallo Stato della difesa della giustizia legale.
  10. Il principio che guida in generale questa dimensione della giustizia è quello secondo cui non solo non si deve far nulla contro la legge scritta, ma si devono indurre altri ad osservarla.
  11. Normalmente, questa "induzione all'osservanza" si deve esercitare con l'esempio. Il militare ha in più il compito di esercitarla, a volte, con la forza senza violare né la legge scritta, né le due precedenti dimensioni della giustizia.
 
dal Coraggio alla Fortezza
  1. Due sono gli atti propri del coraggio: assalire e resistere. A somiglianza del soldato in prima linea, occorre talvolta attaccare gli avversari, talvolta invece è necessario resistere con fermezza per non perdere ciò che si è conquistato.
  2. Malgrado le apparenze è molto più difficile e penoso il resistere che l'attaccare, perché non siamo noi, ma l'avversario a prendere l'iniziativa. Ecco perché il martirio, tanto nella vita militare come nella vita cristiana, è l'atto più eroico della fortezza e consiste nella capacità di non venir meno alla giustizia per paura della morte37.
  3. La virtù della fortezza, essendo essenzialmente una capacità stabile di autocontrollo, non ha contenuti suoi propri come la giustizia. Esiste tuttavia tutta una serie di "virtù ausiliare" alla fortezza che si suddividono in due categorie principali, in relazione ai due atti caratteristici della fortezza: quello di "intraprendere" opere di giustizia e quello di "resistere" alle difficoltà.
  4. Le virtù fondamentali, che aiutano l'uomo ad intraprendere coraggiosamente opere a favore della giustizia e della pace, sono essenzialmente la "grandezza d'animo" e la "generosità".
  5. La grandezza d'animo o magnanimità è la virtù che ci fa intraprendere opere grandi per il bene comune, con prontezza d'animo e fiducia negli esiti38. La magnanimità suppone un'anima nobile ed elevata ed è virtù talmente alta da identificarsi in qualche modo con la stessa santità. Il magnanimo infatti, non è invidioso, non è rivale di nessuno perché non si sente umiliato a motivo del bene degli altri. È un amico fedele che non mente mai, che dice quello che pensa senza preoccuparsi dell'opinione altrui. È aperto e sincero, non imprudente né ipocrita. Oggettivo nella sua amicizia, non chiude gli occhi per non vedere i difetti dell'amico. Non si meraviglia eccessivamente degli uomini, delle cose o degli avvenimenti. Ammira soltanto quello che è nobile, grande, elevato. Non ricorda le ingiurie ricevute: le dimentica facilmente e perdona. Non si rallegra eccessivamente degli applausi, né si rattrista per le offese. Non si lamenta per le cose che gli mancano, né le esige dagli altri. La magnanimità è molto rara tra gli uomini perché suppone l'esercizio di tutte le virtù: in realtà, veramente magnanimi sono soltanto i santi.
  6. La generosità o magnificenza è il coraggio di intraprendere opere rilevanti per il bene comune nonostante il grande dispendio di energie e di mezzi materiali e spirituali che esse implicano39. Alla generosità così intesa si oppongono la meschinità e lo sperpero40.
  7. Inoltre, la resistenza alle difficoltà che si incontrano nelle opere di giustizia è l'altra azione tipica della fortezza, soprattutto quando le si affrontino con la necessaria generosità e grandezza d'animo. "Pazienza", "longanimità", "costanza", sono le virtù da sviluppare per rendere l'animo del militare "forte" anche in questo senso.
  8. La pazienza non s'identifica affatto con la sola rassegnazione, come spesso si crede, ma va ben oltre. Con "pazienza" s'intende infatti, la virtù che rende capaci di sopportare senza tristezza e scoraggiamento le sofferenze fisiche e morali, innumerevoli per tutti, ma soprattutto per chi s'impegna al servizio del bene41. L'elevatezza morale di questa virtù che per il cristiano giunge fino all'assimilazione della propria pazienza a quella di Cristo, si realizza a diversi livelli: la rassegnazione, senza lamentele e impazienze, di fronte alle prove della vita; la pace e la serenità nell'affrontarle; la lieta accettazione o "perfetta letizia" per cui le prove, affrontate per gli altri e per la gloria di Dio, provocano quasi un'interiore gioia; la "follia della croce" per cui queste prove, non solo non vengono rifiutate, ma vengono addirittura ricercate per accrescere sia la nostra capacità di bene, che l'assimilazione a Cristo: "Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo"42.
  9. La longanimità è forse la virtù oggi più difficile da insegnare e da vivere, perché del tutto opposta ai falsi idoli della nostra cultura. La "lunga speranza", come qualcuno l'ha definita, è infatti la capacità di saper attendere con perseveranza l'affermazione del bene: è il contrario di quella cultura del "tutto e subito" oggi dominante e che caratterizza la debolezza morale delle giovani generazioni.
  10. La costanza. È qui soprattutto che emerge il ruolo della grazia e quindi l'importanza di essere cristiani e, nel nostro caso, militari cristiani. Chi non crede e soprattutto non spera in un compimento divino e soprannaturale della giustizia nel Regno di Dio, posto di fronte a prove terribili o al fallimento completo di tutta la sua opera di bene, non può che ragionevolmente disperare. Così, o rinuncerà cinicamente o si indurirà in un'ostinazione cieca.
  11. Invece, chi è mosso dalla grazia di Dio e crede in un compimento ultramondano della giustizia, può ragionevolmente sperare contro ogni speranza e restare serenamente irremovibile nell'opera di bene che aveva intrapreso. Anzi, più incontra difficoltà, più aumentano le energie interiori per affrontarle: qui sta la differenza tra un santo con l'eroismo delle sue virtù e chi santo non è.
  12. Costruire la pace servendo la giustizia è una di quelle opere di cui nessun uomo potrà mai vedere il compimento se non in maniera parziale e provvisoria.
  13. Per questo tra i militari che si pongono al servizio della giustizia, solo chi è affamato di giustizia potrà "essere beato", perché sa di poter comunque "essere saziato", senza dover illanguidire nell'utopia, indurirsi nell'ostinazione o scoraggiarsi nella disperazione.
  14. Costui, lavorando per la pace mediante il suo servizio alla giustizia, scoprirà di lavorare per una pace che non potrà mai essere soltanto "quella che il mondo può dare"43. Invece, scoprirà di essere beato perché agisce, non come uomo soltanto, ma come vero "figlio di Dio"44; come uno "nato non da sangue, né da volere di uomo"45, ma "rigenerato dall'acqua e dallo Spirito"46 per "una speranza che non delude"47.
  15. Affinché i militari restino fedeli alla loro missione di servitori della giustizia e della pace, c'è dunque bisogno di militari cristiani, militari che vivano fino all'eroismo la duplice beatitudine degli "affamati di giustizia" e degli "operatori di pace".

l'Animazione Evangelica dell'Ambiente Militare
  1. La Chiesa Ordinariato Militare ritiene che supporto fondamentale per la vita del militare e per la sua educazione alla pace sia la famiglia: essa è il luogo fondamentale dell'esperienza dell'amore e della pace. In essa si sperimenta come la vita e la pace siano frutto di un amore che arriva fino alla rinuncia completa di se stesso, per il bene e la vita dell'altro.
  2. La famiglia, massimo bene naturale di ogni uomo, incoraggia e spinge il militare nella sua missione in difesa di tutte le famiglie. La presenza e il ricordo delle famiglie dei militari caduti impegnano tutti noi nella nostra missione, dandoci piena consapevolezza di cosa possa significare difendere la giustizia e costruire la pace fino all'eroismo della carità, all'eroismo del dono della vita. Un eroismo reso incommensurabilmente più grande dalla consapevolezza di star privando la propria famiglia degli affetti più cari e dei sostegni più sacri, per il bene e la salvezza di altre famiglie. Nessun eroico militare o eroico poliziotto caduto nell'assolvimento del proprio dovere è eroe da solo: lo è inscindibilmente con la sua famiglia.
  3. Nessuno degli altri ambienti in cui si svolge la vita del militare può raggiungere la profondità e la rilevanza formativa della propria famiglia; nonostante ciò, tutti possono diventare luoghi dove, nello stile del Vangelo, si formano "i costruttori di pace".
  4. Nella mentalità comune gli ambienti militari spesso sono considerati in senso dispregiativo - "vita da caserma", "modi da caserma", "linguaggio da caserma" - eppure, questi nascondono notevoli potenzialità educative: la sobrietà dello stile di vita del militare nella navigazione, nei campi, nelle caserme; l'assoluta vigilanza su se stesso imposta dall'uso delle armi - dalle più semplici, alle più sofisticate e complesse come gli aerei -; la necessità della condivisione; la sussidiarietà di tutti, sono le premesse per una vita essenziale, libera da sovrastrutture e da consumismi.
  5. Quando la vita di ciascuno prende senso dal Vangelo, può costituire una premessa indispensabile per lo sviluppo di un autentico stile di vita cristiano: stile di rispetto, di accoglienza vicendevole, di corresponsabilità, componenti essenziali di una cultura di pace. Ogni ambiente dove vivono e lavorano i militari può diventare una vera comunità di fratelli che, in un clima di reciproca educazione alle virtù militari e cristiane, vicendevolmente si edificano.
  6. La comunità nazionale svolge un ruolo insostituibile nella formazione dei militari come servitori della giustizia e costruttori di pace. Tale funzione si esplica principalmente creando un clima di apprezzamento e di accoglienza riconoscente verso i militari per quanto fanno per il mantenimento dell'ordine, per la difesa dei diritti dei cittadini, per il soccorso nelle grandi calamità, per il servizio internazionale a garanzia della pace.
  7. Il servizio militare ha bisogno del sostegno dei cittadini più di qualunque altro servizio reso alla società: creare un clima culturale ed una forte opinione pubblica a favore dei valori morali e dei compiti umanitari svolti dai militari è il contributo più importante che una nazione possa offrire all'educazione dei propri militari, come servitori della giustizia e costruttori della pace.
  8. D'altra parte, il cammino irreversibile dell'unità europea, nel contesto ancora più generale della globalizzazione a livello mondiale, esige di allargare ulteriormente i confini nazionali del servizio militare e del sostegno ad esso da parte delle opinioni pubbliche dei vari paesi. Il mondo militare, che ha tante caratteristiche comuni pur nelle diverse realtà nazionali, ha un ruolo fondamentale nella creazione di una cultura dei valori della giustizia e della pace a livello sovranazionale.
  9. Questo ruolo, che il mondo militare può svolgere nel mutato contesto internazionale, ha in Occidente il suo alleato più naturale nella Chiesa che è "cattolica", ossia universale, per sua intima natura. La Chiesa Ordinariato Militare italiana si impegna, in collaborazione con le altre Chiese Ordinariati Militari, a organizzare incontri internazionali per promuovere conoscenza, apprezzamento e amicizia tra i militari delle varie nazioni: quanto già avviene al vertice, può e deve avvenire anche alla base. Le varie esperienze di collaborazione tra le Forze Armate delle varie nazioni nelle operazioni internazionali di pace ne sono una valida prova.

20 Vaticano II, Gaudium et spes, 79.
21 Idem.
22 Idem.
23 S. Agostino, Contra Faustum, XXII, 75.
24 Catechismo della Chiesa Cattolica, 2309
25 Commissione Pontificia Justitia et Pax, La Santa Sede e il disarmo, 3 - 10 - 1976.
26 Vaticano II, Gaudium et spes, 75
27 Catechismo della Chiesa Cattolica, 2310.
28 Vaticano II, Gaudium et spes, 79.
29 Ibid., 78.
30 Ibid., 79.
31 Catechismo della Chiesa Cattolica, 2312.
32 Vaticano II, Gaudium et spes, 78.
33 Catechismo della Chiesa Cattolica, 2313.
34 Cfr. Mt. 5, 6
35 S. Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q.123, a.3.
36 Ibid., q. 58, a.1.
37 Ibid., q. 126, a.6c e ad 1.
38 Cfr. Ibid., q. 129.
39 Cfr. Ibid., q. 134.
40 Cfr. Ibid., q. 135, aa.1-2.
41 Cfr. Ibid., q. 136.
42 Gal. 6, 14.
43 Gv. 14, 27.
44 Mt. 5, 9.
45 Gv. 1, 13.
46 Gv. 3, 5.
47 Rm. 5, 5.
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